Formazione AI in azienda: a che cosa serve e come si avvia

Nella maggior parte delle aziende l'intelligenza artificiale è arrivata prima delle regole per usarla: le persone la utilizzano per scrivere una mail, riassumere un documento o tradurre un'offerta, e spesso nessuno ha mai spiegato loro quanto siano affidabili le sue risposte, quali dati si possono inserire e chi risponde dei risultati.

Questa pagina spiega che cos'è la formazione sull'intelligenza artificiale, perché conta per il lavoro prima ancora che per la legge, che cosa chiede davvero l'AI Act e che cosa no. Poi descrive come la impostiamo in Axura, per chi è pensata e quanto costa, con i prezzi in chiaro.

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Che cos'è la formazione AI in azienda?

La formazione AI in azienda è l'insieme delle iniziative con cui un'organizzazione mette le persone in condizione di usare i sistemi di intelligenza artificiale in modo informato. Significa capire come funzionano, verificarne i risultati, sapere quali dati affidare loro e riconoscerne opportunità e rischi.

Il Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale la chiama alfabetizzazione in materia di IA, in inglese AI literacy. All'articolo 3, punto 56, la definisce come l'insieme di competenze, conoscenze e comprensione che consentono un uso informato dei sistemi di IA e la consapevolezza delle loro opportunità, dei loro rischi e dei danni che possono causare.

In Axura la riassumiamo in tre dimensioni, che sono anche il filo del percorso che proponiamo alle aziende.

La voce del nostro glossario su che cos'è l'AI literacy raccoglie le altre definizioni in uso, da quella proposta in ambito accademico da Duri Long e Brian Magerko a quella elaborata per la scuola da Commissione europea e OCSE.

Che cosa non è la formazione AI

Quattro attività vengono spesso confuse con questa, e ognuna lascia scoperta una parte del lavoro. Vediamole una per una.

Quattro attività confuse con la formazione AI, e che cosa le distingue
Attività Perché da sola non basta Che cosa fa la formazione AI
Corso di prompt Insegna a scrivere richieste efficaci, che è una competenza utile e circoscritta. Comprende anche le richieste, insieme a ciò che viene prima e dopo: quali dati inserire, come verificare il risultato, chi lo firma.
Corso per informatici È pensato per chi sviluppa o configura i sistemi, non per chi li utilizza quotidianamente e non ha competenze tecniche specifiche. È pensata per chiunque apra uno strumento di IA nel proprio lavoro, dall'amministrazione all'ufficio commerciale.
Certificazione Nessun corso certifica che un'azienda sia conforme all'AI Act, e la norma non prevede certificazioni per l'alfabetizzazione. Produce un attestato per ogni persona e la documentazione di che cosa è stato fatto, che è la prova utile in caso di verifica.
Divieto Vietare gli strumenti non ne elimina l'uso: le persone continuano con i propri account, fuori da qualunque controllo. Stabilisce quali strumenti usare e come, e porta l'uso che esiste già dentro un perimetro che l'azienda conosce.

L'uso dell'IA che l'azienda non conosce ha un nome, shadow AI, e la voce del glossario dedicata spiega da dove nasce, quali rischi porta con sé e come si limita senza vietare.

Perché la formazione AI conta, prima ancora della legge?

Prima di parlare di norme conviene guardare che cosa succede già nelle aziende. I dati dicono che l'intelligenza artificiale si è diffusa molto più in fretta delle regole e delle competenze per usarla.

L'intelligenza artificiale è già nel lavoro di tutti i giorni

Secondo l'indagine Istat su imprese e ICT, nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti ha usato almeno una tecnologia di IA, contro l'8,2% dell'anno prima e il 5,0% del 2023. Fra le grandi imprese la quota è passata dal 32,5% al 53,1%; le piccole e medie, pur raddoppiando, si fermano al 15,7%.

Il dato delle imprese racconta una parte della storia, perché misura le tecnologie che l'azienda ha adottato. L'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano guarda alle persone: nel 2025 il 47% dei lavoratori italiani ha usato strumenti di IA sul lavoro, e fra loro solo il 19% dichiara di usare esclusivamente quelli messi a disposizione dalla propria organizzazione.

Le regole, spesso, non ci sono ancora

Nello stesso anno, sempre secondo il Politecnico, appena il 9% delle grandi imprese italiane disponeva di una governance strutturata dell'intelligenza artificiale. Nelle piccole e medie imprese, nella maggior parte dei casi, regole, responsabilità e modalità d'uso non sono ancora state messe per iscritto.

Il Data Breach Investigations Report 2026 di Verizon ne mostra la conseguenza. Il 45% dei dipendenti usa abitualmente strumenti di IA sui dispositivi aziendali, contro il 15% dell'anno precedente, e due su tre di loro lo fanno con un account personale. Secondo lo stesso rapporto l'uso dell'IA al di fuori degli strumenti approvati è diventato la terza causa più comune di perdita accidentale di dati.

Che cosa succede quando le persone non sanno

Gli errori tipici sono tre, e si ripetono in qualunque settore.

  1. Prendere per buona una risposta plausibile. I sistemi generativi possono inventare un fatto, un numero o una fonte con lo stesso tono sicuro con cui dicono una cosa vera, ed è il fenomeno delle allucinazioni dell'IA. Il ricercatore Damien Charlotin tiene un database pubblico delle decisioni giudiziarie in cui un tribunale ha accertato l'uso di contenuti inventati in un atto: al 16 ottobre 2026 i casi censiti sono 2.190, quindici dei quali in Italia.
  2. Far uscire dall'azienda informazioni che dovrebbero restarci. Copiare un pezzo di codice per farsi aiutare a correggerlo, o caricare un documento tecnico per farselo riassumere, significa trasferirlo a un servizio esterno che l'azienda potrebbe non controllare. Secondo Verizon il codice sorgente è fra le informazioni aziendali caricate più spesso su strumenti di IA esterni.
  3. Far circolare testi che sembrano finiti. È il più diffuso e il meno visibile: si tratta di documenti e mail generati dall'intelligenza artificiale che sembrano pronti per essere utilizzati, ma contengono informazioni superficiali, incomplete o poco utili. Il risultato è che il lavoro di verifica e correzione ricade su chi li riceve: questo fenomeno ha già un nome, workslop, e nella voce dedicata del nostro glossario spieghiamo come riconoscerlo.

Che cosa cambia quando le persone sanno

Fra le imprese che hanno preso in considerazione l'IA senza poi adottarla, l'Istat registra come prima barriera la mancanza di competenze, indicata dal 58,6%, prima della scarsa chiarezza normativa (47,3%) e della qualità dei dati (45,2%). Detto in altre parole, il primo ostacolo all'intelligenza artificiale nelle PMI italiane è che non si sa bene come usarla.

Chi ha le basi lavora diversamente. Sa individuare le attività in cui uno strumento aiuta davvero, distingue un risultato di qualità da uno mediocre e capisce quando è meglio non usarlo. Nel Work Trend Index 2026 di Microsoft, un'indagine su ventimila lavoratori in dieci Paesi tra cui l'Italia, l'86% considera l'output dell'IA un punto di partenza da rivedere, e le competenze indicate come più importanti man mano che l'IA svolge più compiti sono il controllo della qualità dei risultati e il pensiero critico. Sono le due competenze su cui è costruito il nostro percorso.

La formazione AI è obbligatoria? Che cosa chiede davvero l'AI Act

Da mesi circolano offerte di «corsi obbligatori AI Act». La realtà normativa è più sfumata, e conviene conoscerla prima di scegliere che cosa fare.

Nessuna legge impone alle aziende un corso sull'intelligenza artificiale. L'articolo 4 dell'AI Act, il Regolamento (UE) 2024/1689, nella versione riscritta dal Digital Omnibus sull'IA e in vigore dal 27 luglio 2026, chiede a chi realizza sistemi di IA e a chi li usa nella propria attività professionale di adottare misure per sostenere lo sviluppo dell'alfabetizzazione del personale e delle altre persone che li usano per suo conto. Le misure vanno calibrate su conoscenze, esperienza e formazione delle persone, sul contesto d'uso e su chi subisce gli effetti dei sistemi.

La stessa norma precisa che fornitori e utilizzatori non sono tenuti a garantire un livello specifico di alfabetizzazione a nessuna persona. Non prescrive corsi, monte ore, attestati né figure dedicate. Il modo lo sceglie l'azienda; quello che serve, se qualcuno chiede conto, è poter mostrare che cosa è stato fatto, per chi e quando.

L'obbligo riguarda chi usa sistemi di IA. Un'azienda che non li usa in nessuna forma, o una persona che in azienda non li usa mai, ne resta fuori. Il confine fra chi sviluppa e chi utilizza è spiegato nelle voci del glossario su chi è il fornitore e chi è il deployer secondo l'AI Act.

Che cosa è un obbligo, che cosa è un'indicazione e che cosa è una scelta del percorso Axura
Che cosa Di che cosa si tratta
Adottare misure che sostengano le competenze di chi usa l'IA per conto dell'azienda Obbligo per fornitori e utilizzatori, articolo 4 dell'AI Act
Calibrarle su competenze, contesto d'uso e persone interessate Obbligo, sono i criteri dello stesso articolo 4
Un corso, un numero di ore, un attestato, un livello da raggiungere Non richiesti dalla norma
Tenere un registro interno della formazione Indicazione delle domande e risposte della Commissione europea, non obbligatoria
Rendere riconoscibili i deepfake e certi testi pubblicati su questioni di interesse pubblico Obbligo, articolo 50 dell'AI Act, dal 2 agosto 2026
Informare e formare sui rischi specifici dell'IA per salute e sicurezza Obbligo del datore di lavoro, articolo 42 del D.Lgs. 179/2026, dal 23 ottobre 2026
Verificare ogni testo generato prima che esca dall'azienda Buona pratica, da scrivere nella policy aziendale
Test finale con soglia del 75%, attestato, aggiornamento annuale Scelta del percorso Axura

Chi controlla, e che cosa può succedere

In Italia la vigilanza spetta all'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), che la legge 132/2025 ha designato autorità di vigilanza del mercato, mentre l'AgID è l'autorità di notifica. Le autorità nazionali sono operative dal 2 agosto 2026.

Il decreto legislativo 179/2026, in vigore dal 23 ottobre 2026, fissa le sanzioni pecuniarie per le violazioni dell'AI Act, e fra queste non ce n'è una dedicata all'articolo 4. Per le violazioni di scarsa offensività il decreto prevede anche misure non pecuniarie, come l'ordine di eliminare l'infrazione entro un termine stabilito. Avere la documentazione di ciò che è stato fatto è il modo più semplice per rispondere a una richiesta dell'autorità.

Il calendario completo dell'AI Act, con le scadenze già in vigore e quelle in arrivo fino al 2028, è nel nostro approfondimento sulla formazione AI Act ex articolo 4.

La novità del 23 ottobre 2026 per la sicurezza sul lavoro

Lo stesso decreto 179/2026, all'articolo 42, introduce un obbligo diverso. I sistemi di IA che incidono sull'organizzazione del lavoro, sui ritmi produttivi, sulle modalità della prestazione o su decisioni rilevanti per la sicurezza entrano nella valutazione dei rischi prevista dal testo unico sulla sicurezza, il D.Lgs. 81/2008. I datori di lavoro devono assicurare ai lavoratori un'adeguata informazione e formazione sui rischi specifici legati all'uso di questi sistemi e sulle misure di prevenzione adottate.

È un tema di salute e sicurezza, che si gestisce con il documento di valutazione dei rischi e con chi in azienda se ne occupa, e il nostro percorso non lo sostituisce. Un'azienda che sa già quali strumenti di IA usa, chi li usa e con quali regole parte però avvantaggiata anche su questo fronte.

Da dove si parte? Cinque domande da farsi in azienda

Prima di qualunque corso conviene fare il punto. Queste cinque domande sono una versione ridotta della valutazione iniziale da cui comincia il nostro percorso, e si possono fare oggi, in una riunione.

  1. Sappiamo quali strumenti di IA si usano in azienda? Compresi quelli già dentro posta elettronica, gestionali e CRM, come i riassunti automatici, i suggerimenti di scrittura e le traduzioni.
  2. Esiste una regola scritta su quali dati si possono inserire? Dati dei clienti, dati personali dei colleghi, offerte, codice, documenti tecnici.
  3. Qualcuno usa un account personale per lavoro? È il caso più comune di uso non autorizzato, e quasi sempre nasce da un bisogno reale a cui l'azienda non ha ancora dato risposta.
  4. Chi controlla un testo generato prima che arrivi a un cliente? Una mail, un preventivo, una scheda prodotto, la risposta a un reclamo.
  5. A chi si rivolge una persona che ha un dubbio, o che si accorge di aver sbagliato? Un dato inserito per errore, un risultato anomalo, uno strumento usato senza autorizzazione.

Se a due o più domande la risposta è «non lo sappiamo», la formazione serve, e conviene partire da una fotografia di come l'IA viene usata oggi.

Come impostiamo la formazione AI in azienda

In Axura usiamo gli strumenti di intelligenza artificiale generativa da quando sono diventati disponibili, e li abbiamo imparati confrontandoci fra noi, con molti momenti di formazione interna in cui guardare che cosa funzionava e che cosa no. Il percorso che proponiamo alle aziende nasce da quell'esperienza ed è pensato per le PMI.

Attraversa sei passaggi, dalla fotografia iniziale all'aggiornamento nel tempo.

  1. La fotografia dell'uso reale

    Si parte da un questionario in nove sezioni, che chiede quali strumenti sono in uso e in quali attività, quali dati vi vengono inseriti, chi ne è coinvolto e quali regole esistono già. Lo compiliamo insieme in un incontro online di circa un'ora e mezza, perché una persona da sola può fare fatica a vedere che cosa fanno gli altri reparti. È la fase in cui emergono più spesso le sorprese: strumenti attivati da un singolo ufficio, licenze personali usate per lavoro, funzioni di IA dentro software che nessuno aveva considerato tali.

    Dalle risposte ricaviamo un profilo, da P1 a P4, che misura quanto gli usi dell'IA incidono sulle persone. È uno strumento nostro per calibrare la formazione, e l'AI Act non lo prevede.

    Output: profilo dell'azienda e piano formativo, con chi formare e chi no
  2. Le regole dell'azienda dentro il corso

    Una parte del primo modulo è dedicata alle regole della singola organizzazione: strumenti autorizzati, usi vietati, dati che non devono uscire, canali per segnalare un dubbio o un errore. La personalizziamo con le regole che l'azienda ha già. Se mancano, la stesura di una policy sull'uso dell'IA è un'opzione del percorso.

    Output: unità del corso costruita sulle regole dell'azienda
  3. Due moduli per tutto il personale

    «Il Decalogo IA» dura un'ora e mezza e copre i fondamenti: che cos'è un sistema di IA, dove sbaglia e perché, la logica dell'AI Act e dei suoi livelli di rischio, dati personali, riservatezza e proprietà intellettuale, e infine le regole dell'azienda. «IA generativa», un'altra ora e mezza, entra nell'uso quotidiano: come si scrive una richiesta efficace, come si sceglie lo strumento adatto al compito, che cosa non inserire mai, quando un contenuto va dichiarato e come si gestisce il diritto d'autore.

    Si studiano online, al proprio ritmo, e si chiudono con esercizi su situazioni di lavoro concrete, come la risposta a un reclamo preparata con l'IA da controllare prima dell'invio.

    Output: circa tre ore di formazione per persona, senza fermare il lavoro
  4. Una verifica vera

    Ogni modulo si chiude con un test a risposta chiusa. Quello del primo modulo ha quaranta domande, richiede circa mezz'ora e si supera con il 75% di risposte corrette. L'esito arriva entro due giorni lavorativi. Chi non supera il test riceve l'elenco degli argomenti da ripassare e può riprovare dopo ventiquattro ore, senza limiti di tentativi.

    Output: esito individuale e registro dei tentativi
  5. La prova di che cosa è stato fatto

    Chi supera la verifica riceve un attestato nominativo, con data, durata e contenuti del percorso, e la scheda tascabile del decalogo. All'azienda consegniamo la documentazione completa, cioè programma, registro dei partecipanti, esiti e versione dei materiali usati, perché in caso di verifica conta sapere chi ha visto che cosa, e quando.

    L'attestato documenta il completamento del percorso e non certifica la conformità all'AI Act, perché nessun corso può farlo.

    Output: attestati individuali e fascicolo documentale per l'azienda
  6. L'aggiornamento nel tempo

    Strumenti, mansioni e norme cambiano in fretta. Il nostro standard prevede un aggiornamento annuale, la formazione dei nuovi assunti entro sessanta giorni dall'ingresso e la revisione dei materiali a ogni novità normativa rilevante. Sono cadenze del nostro percorso, perché la legge non ne fissa.

    Output: calendario degli aggiornamenti e materiali sempre datati

Il decalogo, cioè che cosa resta alle persone

Il primo modulo si chiude con dieci regole, che raccolgono quello che le persone hanno appena imparato e lo trasformano in comportamenti da applicare ogni giorno. Le abbiamo presentate e spiegate una per una nel decalogo dell'intelligenza artificiale in azienda.

  1. L'intelligenza artificiale non sa: calcola.
  2. Ogni output rilevante passa da una persona (human in the loop).
  3. Chi firma è una persona, non uno strumento.
  4. Nei sistemi di IA «entra» solo ciò che può «uscire» dall'azienda.
  5. Si usano gli strumenti autorizzati, con l'account aziendale.
  6. L'IA può «ereditare» i pregiudizi presenti nei dati.
  7. Nessuna decisione sulle persone deve essere presa senza un controllo umano.
  8. Si dichiara l'uso dell'IA quando è rilevante per chi riceve il contenuto.
  9. Attenzione al diritto d'autore: ciò che genera l'IA non è sempre «nostro».
  10. Nel dubbio si chiede, gli errori si segnalano.

Per questo copiare il decalogo e mandarlo per email ai dipendenti non equivale a fare formazione. Una regola funziona quando chi la applica ne ha capito il motivo e riconosce la situazione in cui serve.

Che cosa resta all'azienda

Sono documenti dell'azienda, utilizzabili anche senza di noi.

Perché un'agenzia di comunicazione fa formazione sull'intelligenza artificiale?

È una domanda legittima, e la risposta sta in che cosa le persone fanno davvero con l'IA in azienda.

Gran parte dell'uso quotidiano dell'intelligenza artificiale è scrittura: mail, offerte, schede prodotto, traduzioni, risposte ai clienti, post. È comunicazione, e passa per le stesse domande che ci facciamo da sempre sul lavoro dei nostri clienti, cioè chi parla, a chi, con quale voce e con quali fatti a sostegno. Tre delle dieci regole del decalogo, verificare l'output, firmarlo come persona e dichiarare l'uso dell'IA quando cambia il modo in cui un contenuto viene letto, sono regole di comunicazione prima che di tecnologia.

L'altra metà della risposta è che l'intelligenza artificiale la costruiamo. Oltre a usarla ogni giorno, sviluppiamo sistemi di IA per i clienti, e questo ci fa vedere dall'interno che cosa può andare storto e in quali punti serve una persona.

Un progetto Axura

A.R.I.A.N.N.A., l'assistente sviluppato per Unimec Academy

A.R.I.A.N.N.A. by Unimec Academy è un sistema di intelligenza artificiale di tipo RAG (retrieval-augmented generation, cioè generazione aumentata dal recupero di documenti) che abbiamo sviluppato per Unimec, produttore di martinetti meccanici. Risponde a progettisti e altri utenti in qualunque lingua e a qualunque ora, attingendo alla documentazione tecnica ufficiale che l'azienda ha predisposto negli anni, ed è online dal 7 luglio 2026.

Costruirlo ha significato decidere su quali documenti il sistema può basarsi, come si controllano le sue risposte e quando la conversazione deve passare a una persona: compilando una scheda, chi lo usa può continuare il dialogo con gli esperti dell'azienda. Sono le stesse domande che il nostro percorso insegna a farsi a chi l'IA la usa.

Per chi è la formazione AI, e quando non serve

Il destinatario tipico è la piccola o media impresa in cui l'intelligenza artificiale è entrata dal basso, una persona e uno strumento alla volta, senza che nessuno abbia mai deciso come usarla.

Cinque segnali che serve

Quando invece non serve

Preferiamo dirlo prima. Se l'azienda non usa sistemi di IA in nessuna forma, non c'è niente da formare, anche se conviene verificarlo con calma, perché molte funzioni di IA sono già dentro i software di tutti i giorni. Se esiste già un programma interno strutturato e documentato, spesso basta aggiornarlo. E se serve soltanto un attestato da archiviare, esistono corsi online generici a poche decine di euro: il nostro percorso costa di più perché parte da come l'azienda lavora, e ha senso quando è questo che si cerca.

Un corso online generico e il percorso Axura, a confronto
Aspetto Corso online generico Percorso Axura
Punto di partenza Lo stesso contenuto per tutti gli iscritti. Una valutazione di come l'azienda usa già l'IA, con un incontro guidato.
Regole dell'azienda Non previste, perché il corso è uguale per tutte le aziende. Dentro il corso, in un'unità costruita sulla policy dell'azienda.
Chi viene formato Chi viene iscritto. Chi usa l'IA, con un piano che dice anche chi resta fuori e perché.
Documentazione L'attestato di partecipazione. Attestati, registro dei partecipanti, esiti e versione dei materiali.
Prezzo indicativo Da qualche decina di euro a persona. Da 74,50 € a 220 € + IVA a persona, avvio compreso, secondo il numero di persone.

Servizio di appartenenza

La formazione AI fa parte del servizio «Formazione»

Nel catalogo Axura questa attività rientra nel servizio Formazione, che comprende percorsi su misura per team aziendali e singoli professionisti, in presenza o da remoto.

Accanto all'intelligenza artificiale, la formazione riguarda la comunicazione: affianchiamo le persone che in azienda scrivono, curano i canali o lavorano in una redazione interna, perché la comunicazione aziendale diventi una competenza dell'impresa. Chi vuole lavorare anche sulla voce e sul racconto trova il resto del metodo nelle pagine sullo storytelling aziendale e sul brand journalism.

Vedi tutti i servizi Axura

Quanto costa la formazione AI di Axura?

Pubblichiamo i prezzi perché una proposta chiara aiuta a decidere. Il percorso base ha due voci, una quota di avvio per l'azienda e una quota per ogni persona formata. Tutti i prezzi indicati sono IVA esclusa.

Il listino del percorso base, per tutto il personale
Voce Prezzo Che cosa comprende
Avvio, una volta per azienda 600 € + IVA Questionario e incontro online guidato; profilo e piano formativo, con chi formare e chi no; unità del corso sulle regole dell'azienda; registro dei partecipanti e fascicolo finale con programma, esiti e versione dei materiali.
Per persona, dalla 1ª alla 5ª 100 € + IVA I moduli «Il Decalogo IA» e «IA generativa» (circa tre ore), i test con tentativi illimitati, l'attestato nominativo e la scheda tascabile del decalogo.
Per persona, dalla 6ª alla 10ª 90 € + IVA Come sopra.
Per persona, dall'11ª alla 20ª 80 € + IVA Come sopra.
Per persona, dalla 21ª alla 50ª 70 € + IVA Come sopra.
Per persona, dalla 51ª alla 100ª 60 € + IVA Come sopra.
Oltre 100 persone Su preventivo Stessi contenuti, con un piano di erogazione concordato.

Le quote per persona si applicano per fasce, come le aliquote: le prime cinque persone costano 100 € ciascuna, dalla sesta alla decima 90 €, e così via, sempre IVA esclusa.

Quanto spende un'azienda, avvio compreso, IVA esclusa
Persone formate Totale Per persona
5 1.100 € 220 €
10 1.550 € 155 €
20 2.350 € 117,50 €
50 4.450 € 89 €

Le opzioni

Opzioni a prezzo fisso, da aggiungere al percorso base
Opzione Prezzo Che cosa comprende
Sessione dal vivo online 360 € + IVA a sessione Novanta minuti dedicati alla vostra azienda, condotti da Alberto Giacobone, con domande ed esempi del vostro settore, fino a 25 persone.
Sessione dal vivo in presenza, in Lombardia 800 € + IVA a sessione La stessa sessione nella vostra sede. Fuori regione, su preventivo.
Policy aziendale sull'uso dell'IA 1.200 € + IVA Un incontro di lavoro di due ore, la bozza della policy e una revisione, da condividere con chi in azienda segue privacy e rapporti di lavoro.

Formazione dal vivo e in presenza

Le sessioni dal vivo le tiene Alberto Giacobone

Le sessioni dal vivo, online e in presenza, sono condotte da Alberto Giacobone, che ha fondato Axura nel 2002 e divide il proprio lavoro fra la comunicazione delle imprese e l'insegnamento.

All'Università degli Studi di Pavia è docente a contratto dell'Executive MBA Ticinensis. Fuori dall'università insegna nel Master in Risorse Umane di Bianco Lavoro, ha tenuto corsi e interventi per realtà come Google, Lavazza, Fideuram e la Scuola di Formazione Associativa ANASF, e porta la formazione in azienda con percorsi su misura per i clienti di Axura.

Sull'intelligenza artificiale continua ad aggiornarsi: nel 2026 ha conseguito i certificati Anthropic «AI Fluency: Framework & Foundations» e «AI Capabilities and Limitations». Laureato in Giurisprudenza con una tesi su privacy e tecnologia, sul blog di Axura scrive spesso di AI Act e delle norme che cambiano la comunicazione d'impresa.

La sessione serve a portare dentro il percorso le domande delle persone: casi del vostro settore, dubbi sugli strumenti in uso, situazioni che il materiale online non può prevedere. Il profilo completo di Alberto Giacobone è sul blog di Axura.

Nuovi assunti e aggiornamenti

Le persone che entrano in azienda nei dodici mesi successivi si aggiungono allo scaglione già raggiunto, senza una nuova quota di avvio: un'azienda partita con dieci persone paga 80 € + IVA per l'undicesima. L'aggiornamento annuale costa metà della quota per persona del proprio scaglione, più 200 € + IVA per rivedere la valutazione iniziale.

Non sono compresi i percorsi di approfondimento per ruolo, per esempio per direzione, risorse umane o personale tecnico, che prepariamo su richiesta, né la consulenza legale, che resta compito di un avvocato.

Fissiamo un primo incontro

Il primo incontro conoscitivo è gratuito, online e senza impegno.

Approfondimenti sull'intelligenza artificiale dal nostro blog

Se questa pagina descrive il percorso, gli articoli e le voci di glossario qui sotto entrano nel merito: la definizione di alfabetizzazione, il fenomeno della shadow AI, le dieci regole del decalogo e la norma con il suo calendario.

· Alessandro Fumagalli

Che cos'è l'AI literacy (alfabetizzazione AI)?

Le definizioni dell'AI Act, della ricerca e della scuola, le tre dimensioni conoscenze, competenze e consapevolezza, e che cosa chiede oggi l'articolo 4.

Gli articoli sono raccolti nella categoria intelligenza artificiale del blog Axura. Nel glossario trovate anche le voci dedicate all'AI Act, ai deepfake, all'AI washing e alla compiacenza dell'IA.

Domande frequenti sulla formazione AI

La formazione sull'intelligenza artificiale è obbligatoria per le aziende?

Nessuna legge impone alle aziende un corso specifico sull'intelligenza artificiale. L'articolo 4 dell'AI Act, nella versione in vigore dal 27 luglio 2026, chiede a chi usa sistemi di IA nella propria attività di adottare misure che sostengano le competenze del personale, calibrate sul modo in cui li usa. Non prescrive ore, attestati né un livello da raggiungere, e chi non usa sistemi di IA non rientra nell'obbligo.

Che cos'è l'alfabetizzazione AI (AI literacy)?

L'alfabetizzazione AI, in inglese AI literacy, è l'insieme di competenze, conoscenze e comprensione che permettono di usare i sistemi di intelligenza artificiale in modo informato e di riconoscerne opportunità, rischi e possibili danni. L'AI Act la definisce all'articolo 3, punto 56. In azienda si traduce in tre capacità: sapere come funzionano gli strumenti, verificarne i risultati e capire quali dati si possono affidare loro.

Chi deve essere formato sull'intelligenza artificiale in azienda?

Vanno formati il personale e i collaboratori che usano sistemi di intelligenza artificiale per conto dell'azienda, in misura proporzionata a ciò che fanno: chi scrive una mail con un assistente generativo ha bisogno di basi diverse da chi gestisce un chatbot rivolto ai clienti. Chi non usa l'IA nel proprio lavoro può restare fuori, ma va verificato, perché molte funzioni di IA sono già dentro posta, gestionali e CRM.

Quanto dura la formazione AI di Axura?

Il percorso base della formazione AI di Axura richiede circa tre ore a persona, divise in due moduli da un'ora e mezza: «Il Decalogo IA», sui fondamenti dell'intelligenza artificiale e dell'AI Act, e «IA generativa», sull'uso consapevole degli strumenti generativi. Si studia online, quando si vuole, e ogni modulo si chiude con un test. Prima dei moduli c'è una valutazione iniziale di come l'azienda usa già l'IA.

L'attestato di un corso sull'IA certifica la conformità all'AI Act?

Nessun attestato di formazione certifica che un'azienda sia conforme all'AI Act, perché la norma non prevede certificazioni per l'alfabetizzazione. L'attestato documenta che una persona ha completato un percorso e superato una verifica. Insieme al programma, al registro dei partecipanti e alla versione dei materiali usati, diventa per l'azienda la prova delle misure adottate, che è ciò che un'autorità di vigilanza può chiedere di vedere.

Ogni quanto va ripetuta la formazione sull'intelligenza artificiale?

L'AI Act non fissa una cadenza per la formazione sull'intelligenza artificiale. Conviene aggiornarla quando cambiano gli strumenti in uso, le mansioni delle persone o le regole, e comunque a intervalli regolari, perché tecnologia e normativa cambiano in fretta. Il percorso Axura prevede, come scelta propria, un aggiornamento annuale e la formazione dei nuovi assunti entro sessanta giorni dall'ingresso in azienda.

Basta un corso online generico per rispettare l'articolo 4 dell'AI Act?

Un corso online generico può essere una delle misure, ma da solo difficilmente risponde a ciò che l'articolo 4 dell'AI Act chiede, cioè interventi calibrati sulle competenze delle persone, sul contesto in cui usano l'IA e su chi ne subisce gli effetti. Uno stesso contenuto per tutti, scollegato dagli strumenti e dalle regole dell'azienda, lascia aperte le domande pratiche: quali dati inserire, quali strumenti usare, a chi chiedere.

Quanto costa la formazione AI per un'azienda?

La formazione AI di Axura prevede 600 € + IVA di avvio per azienda, che comprendono valutazione iniziale, piano formativo e documentazione finale, più una quota per persona a scaglioni da 100 € a 60 € + IVA. Per un'azienda di 10 persone il totale è di 1.550 € + IVA, per 20 persone di 2.350 € + IVA. La sessione dal vivo e la stesura della policy aziendale sono opzioni a prezzo fisso.

Si può fare la formazione AI interamente da remoto?

Sì, la formazione AI di Axura si svolge interamente da remoto: la valutazione iniziale è un incontro online, i moduli si studiano in autonomia e i test si compilano in rete. Chi preferisce un momento di confronto può aggiungere una sessione dal vivo dedicata alla propria azienda, online o in presenza, con domande ed esempi presi dal proprio settore di attività.

Scritto da

Stella Fumagalli

Account & Senior content editor, Axura

Scrive sul blog di Axura dal 2011. Nel 2026 ha firmato gli articoli dedicati alla formazione prevista dall'articolo 4 dell'AI Act e al decalogo che chiude il primo modulo del percorso, e buona parte delle voci del glossario sull'intelligenza artificiale, dalla shadow AI alle allucinazioni e al workslop.

Profilo LinkedIn

Questo approfondimento è stato elaborato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, impiegati nella ricerca preliminare, nell'organizzazione delle fonti e nella stesura. Scelta dei temi, verifica dei dati e responsabilità editoriale sono di chi firma.

Volete sapere come si usa davvero l'IA nella vostra azienda?

Il primo passo è la valutazione iniziale: un questionario e un incontro online di circa un'ora e mezza, da cui nascono il profilo dell'azienda e il piano formativo. Fa parte della quota di avvio di 600 € + IVA, e da lì la formazione procede con una quota da 100 € a 60 € + IVA a persona, secondo il numero di persone.

Il dettaglio è nel listino qui sopra.

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