La comunicazione aziendale: che cos'è e come si governa

Raccontare bene un'impresa è una questione di coerenza, prima che di materiali prodotti.

Questa pagina spiega che cosa comprende la comunicazione aziendale, che cosa è cambiato negli ultimi anni, quali punti di contatto vanno presidiati e come in Axura la teniamo insieme nel tempo.

Che cos'è la comunicazione aziendale?

La comunicazione aziendale è l'insieme dei modi in cui un'impresa si rende conoscibile e comprensibile, dentro e fuori i propri confini. Comprende i contenuti che pubblica, le risposte che dà, il modo in cui presenta prodotti e servizi, il linguaggio delle persone che vi lavorano e la coerenza tra ciò che dichiara e ciò che fa.

Un'impresa comunica anche quando tace. Comunica quando risponde a una richiesta dopo dieci giorni, quando il sito descrive un'azienda che le recensioni raccontano in modo diverso, quando in fiera ogni venditore spiega l'offerta a modo suo. La disciplina riguarda quindi l'esperienza complessiva che gli interlocutori fanno dell'organizzazione, e i materiali ne sono una parte.

Dentro e fuori: una separazione che oggi regge poco

Nel linguaggio corrente «comunicazione aziendale» viene spesso usata come sinonimo di comunicazione interna, e in effetti buona parte degli strumenti sul mercato si occupa di quella, dalle intranet alle bacheche digitali fino alle applicazioni per i turni. Sono strumenti utili. La disciplina, però, comprende anche il modo in cui l'impresa si presenta al mercato, e le due parti si tengono insieme.

La separazione tra dentro e fuori serve a organizzare le responsabilità in organigramma. Fuori dall'organigramma resiste molto meno: chiunque, in dieci minuti, può leggere le recensioni dei dipendenti su un portale di annunci, aprire i profili LinkedIn di chi lavora in azienda e confrontare quello che scrivono con quello che dice il sito. Ciò che un'impresa dichiara di sé e ciò che le sue persone raccontano di lei formano un'unica conversazione, e la distanza tra le due versioni è visibile a tutti.

Comunicare bene, oggi, vuol dire ridurre quella distanza. Il lavoro comincia ascoltando dentro e continua pubblicando fuori. Da qui deriva anche una conseguenza pratica sull'ordine delle attività, con l'ascolto al primo posto e la produzione di contenuti più avanti.

Che cosa non è la comunicazione aziendale

Quattro attività le vengono accostate con tanta frequenza da esserne considerate sinonimi. Vediamole una per una, perché la confusione tra queste ha conseguenze pratiche su chi decide, su chi paga e su come si misura il risultato.

≠ Marketing

Il marketing colloca un'offerta su un mercato e lavora su prodotto, prezzo, canale e promozione, con un ritorno commerciale misurabile. La comunicazione aziendale rende l'impresa comprensibile a tutti i suoi interlocutori, compresi candidati, fornitori, giornalisti e amministrazioni locali, che non compreranno mai nulla. Le due discipline si sostengono e rispondono a domande diverse.

≠ Pubblicità

La pubblicità compra spazio e attenzione per un periodo definito, e chi legge riconosce al primo sguardo un messaggio di parte. La comunicazione aziendale costruisce un patrimonio che resta disponibile, fatto di pagine, documenti, archivi e relazioni, consultabile anche quando nessuna campagna è in corso.

≠ Immagine coordinata

Logo, colori, caratteri tipografici e modelli di documento danno una forma riconoscibile a quello che l'impresa dice. La sostanza arriva dai contenuti, cioè da che cosa l'azienda sa fare, per chi, con quali risultati. Un'identità visiva curata applicata a contenuti generici lascia il lettore con la domanda con cui era arrivato.

≠ Intranet e comunicazione interna

Intranet, bacheche digitali e applicazioni per i dipendenti sono strumenti al servizio di una parte della comunicazione aziendale. La disciplina comprende la scelta dei messaggi, il tono, i tempi e le persone che rispondono, e queste decisioni restano le stesse quando lo strumento cambia.

Da dove viene: i mercati sono conversazioni

Nel 1999 quattro autori statunitensi pubblicavano il Cluetrain Manifesto, novantacinque tesi sul modo in cui internet stava cambiando le regole del commercio. La prima tesi sta in quattro parole: i mercati sono conversazioni. In italiano il testo circola nella traduzione di Luisa Carrada, e sul nostro blog lo citiamo dal 2017.

La conseguenza operativa è immediata. In una conversazione chi sta dall'altra parte è un interlocutore, quindi ha la facoltà di rispondere, di chiedere altro e di andarsene. Il lessico che un'azienda adotta al proprio interno per descrivere i clienti somiglia sempre al modo in cui li tratta, e chiamarli bersagli (in inglese target) porta lontano da qualsiasi conversazione. Il ragionamento è sviluppato nell'articolo su come cambiano le regole del business ai tempi di internet, e già nel 2012 in comunicare per crescere.

Da questa premessa nasce quello che chiamiamo marketing gentile, cioè il modo in cui interpretiamo il mestiere. Tra i primi riferimenti pubblici c'è «Da target a interlocutori: cambiare il marketing a partire dal suo linguaggio», dell'agosto 2019. L'ambizione è migliorare il rapporto tra segnale e rumore nelle conversazioni di mercato, quindi alzare la qualità di quello che l'impresa dice e abbassare il costo che chiede a chi legge, sia il costo economico sia quello del tempo e della fatica di difendersi da un messaggio che vuole convincere. Un'impresa gentile chiede meno attenzione di quanta informazione utile restituisca, e questa proporzione si può valutare progetto per progetto.

Che cosa è cambiato, e perché conta adesso

Tre spostamenti degli ultimi anni hanno modificato il mestiere in profondità. Riguardano il valore di ciò che si pubblica, il modo in cui viene letto e la risorsa che è diventata scarsa.

Pubblicare costa poco, quindi dimostra poco

Quando produrre un contenuto richiedeva giornate di lavoro, il solo fatto di pubblicarlo diceva qualcosa dell'impegno di chi lo aveva fatto. Oggi un testo corretto e ordinato su qualunque argomento si ottiene in pochi secondi, quindi la quantità pubblicata dice poco di chi la pubblica. Restano segnali i gesti che continuano a costare: mettere un nome in fondo a un testo, citare un numero che qualcuno può contestare, raccontare un errore e cosa ha insegnato, farsi fotografare nel luogo dove si lavora, rispondere a una domanda scomoda in pubblico.

Una parte di ciò che scriviamo viene letta per interposta macchina

Una quota crescente delle ricerche si chiude dentro la pagina dei risultati, senza una visita al sito che contiene la risposta. Secondo l'analisi SparkToro pubblicata il 17 giugno 2026, condotta sul panel Similarweb per il periodo gennaio-aprile 2026, in Italia il 63,4% delle ricerche su Google si conclude senza click verso un sito esterno, e ogni 1.000 ricerche solo 280 click raggiungono il web aperto. Le cifre di questo genere cambiano di trimestre in trimestre e arrivano in buona parte da chi vende strumenti di misurazione, quindi conta la direzione più della singola percentuale, e conta la data accanto al numero.

La conseguenza sul lavoro editoriale è concreta. Un testo destinato a essere riassunto da un sistema automatico deve sopravvivere all'estrazione fuori contesto: ogni passaggio autoconsistente, i nomi propri al posto dei pronomi, le date scritte per esteso, la fonte accanto all'affermazione, l'autore in chiaro. Sono accortezze che migliorano anche la lettura umana, ed è la ragione per cui vale la spesa di adottarle.

La scarsità si è spostata dall'attenzione alla fiducia

Per vent'anni la risorsa scarsa è stata l'attenzione, e il mestiere consisteva nel conquistarla. Il testo plausibile è diventato gratuito e disponibile in quantità illimitata, quindi la scarsità si è spostata su chi risponde di quello che è scritto. Chi legge una scheda tecnica, un preventivo o un post ha imparato a chiedersi chi c'è dietro, e la risposta a quella domanda vale più di qualunque accorgimento di forma.

A questo si aggiunge un adempimento, che funziona anche come segnale di trasparenza. Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi dell'articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689, l'AI Act: chi mette a disposizione un sistema che dialoga con le persone deve far capire dal primo contatto che dall'altra parte c'è un sistema automatico, e i contenuti sintetici vanno resi riconoscibili. Molti punti di contatto comunicativi rientrano in questo perimetro. Dichiarare come si usa l'intelligenza artificiale è oggi uno dei modi più economici di segnalare che dietro c'è qualcuno che risponde.

Le 4C della comunicazione, e la quinta

Da oltre dieci anni proponiamo ai clienti uno schema mnemonico che chiamiamo la scaletta delle 4C della comunicazione. È online dal 2014 sulla pagina Axura dedicata al copywriting. Le quattro C descrivono la forma del messaggio, ed erano sufficienti quando la risorsa scarsa era l'attenzione.

Chiara

Comprensibile a chi non lavora in azienda e non conosce le sigle interne. Una frase per idea, i termini tecnici spiegati la prima volta che compaiono, le parole inglesi accompagnate dalla forma italiana.

Concisa

Il necessario, nell'ordine giusto. La regola pratica è la scrittura piramidale, con la conclusione in apertura e il dettaglio via via che il testo procede, così chi si ferma dopo tre righe ha già capito la sostanza.

Completa

Con dentro le informazioni che servono a decidere, comprese quelle scomode: prezzi o ordini di grandezza, limiti di applicazione, tempi reali, che cosa resta a carico del cliente. Le informazioni omesse vengono cercate altrove.

Coinvolgente

Capace di far continuare la lettura. Persone con nome e cognome, esempi concreti, il problema di chi legge riconoscibile nelle prime righe, un motivo per tornare la volta successiva.

Le quattro C hanno tenuto per dieci anni. Il cambiamento di contesto degli ultimi due ne richiede una quinta, che riguarda la garanzia invece della forma.

Credibile. Attribuita a una persona che risponde di quello che afferma, verificabile da chi legge attraverso fonti raggiungibili e dati controllabili, coerente con quello che l'impresa fa davvero.

Un testo può essere chiaro, conciso, completo e coinvolgente, ed essere stato prodotto in nove secondi su un argomento qualsiasi, senza che nessuno risponda del suo contenuto. Le prime quattro C descrivono come è fatto un messaggio. La quinta dice chi lo garantisce, e nel 2026 è la parte che fa la differenza.

Lo schema serve come lista di controllo prima di pubblicare, su un preventivo come su una scheda prodotto. Non è una regola scientifica: è un piccolo strumento mnemonico, e continua a funzionare per quello.

Dove accade la comunicazione aziendale

I punti di contatto si raggruppano in tre famiglie, che si distinguono per quanto controllo l'impresa ha su quello che vi accade.

Presidi propri

Luoghi che l'azienda controlla per intero, dove decide contenuti, forma e tempi.

  • Sito aziendale e blog
  • Schede di prodotto e di servizio
  • Approfondimenti tecnici (white paper) e casi esemplari
  • Newsletter e comunicazioni dirette
  • Domande e risposte, glossari, documentazione tecnica
  • Pagine di atterraggio (landing page)

Presidi relazionali

Luoghi condivisi con altri, dove il risultato dipende anche dalle persone che rispondono.

  • LinkedIn aziendale e profili delle persone chiave
  • Ufficio stampa e pubbliredazionali
  • Fiere, eventi, visite in azienda
  • Servizio clienti e assistenza post vendita
  • Offerte, preventivi, capitolati
  • Comunicazione interna verso colleghi e collaboratori

Presidi di nuova generazione

Sistemi che rispondono al posto dell'azienda, ventiquattro ore al giorno e in qualunque lingua.

  • Interfacce conversazionali sul sito o sui canali di messaggistica
  • Sistemi di risposta costruiti sulla documentazione aziendale
  • Assistenti che riassumono i contenuti dell'impresa per conto di chi cerca

La terza famiglia è quella che cambia più in fretta, e riguarda già molte imprese industriali. Per Unimec S.p.A. abbiamo sviluppato A.R.I.A.N.N.A. by Unimec Academy, un sistema che risponde a progettisti e clienti a partire dalla documentazione ufficiale prodotta dall'azienda in anni di lavoro, in qualunque lingua e a qualsiasi ora. L'aspetto interessante del progetto riguarda poco la tecnologia: la voce dell'impresa va custodita anche dove chi risponde non è una persona, e questo richiede documenti scritti bene, aggiornati e coerenti tra loro. La qualità di un sistema di risposta dipende dalla qualità di ciò che ha letto.

Come si governa la comunicazione aziendale: cinque movimenti

Aiutiamo le aziende a raccontarsi dal 2002. Siamo un team di quattro persone, e questo ci ha insegnato a lavorare per processo e a trasferire il metodo a chi lavora in azienda.

Vediamo insieme i cinque movimenti che tengono insieme la comunicazione di un'impresa nel tempo.

  1. Ascoltare, dentro prima che fuori

    Prima di scrivere qualsiasi cosa guardiamo che cosa c'è già, dai materiali commerciali alla documentazione tecnica, dai profili delle persone alle recensioni. Poi parliamo con chi lavora in azienda, dai commerciali ai tecnici, dalla produzione all'amministrazione. Quasi sempre il patrimonio comunicativo esiste, sparso in cartelle e caselle di posta, e nessuno lo considerava tale.

    Output: mappa degli asset e delle fonti interne
  2. Prendere posizione

    Serve una frase che escluda qualcuno. Un posizionamento buono per tutti i clienti possibili non posiziona l'impresa da nessuna parte, e lascia ai commerciali il compito di spiegare ogni volta da zero che cosa fa l'azienda. Qui si decide anche a chi non ci si rivolge, che è la parte scomoda e quella che produce l'effetto maggiore.

    Output: proposta di valore e messaggi chiave
  3. Definire la voce

    Registro, lessico, livello di tecnicismo, forme che l'azienda usa e forme che evita, comprese le cose che non dice mai. Le linee guida servono a rendere riconoscibile l'impresa anche quando scrivono cinque persone diverse, e fanno risparmiare tempo a ogni revisione successiva.

    Output: linee guida di tono di voce
  4. Presidiare

    Pubblicare con continuità, sui punti di contatto che contano per quell'impresa, con qualcuno che risponda della coerenza del risultato. Un piano editoriale serve a rendere sostenibile il ritmo: tre mesi intensi seguiti dal silenzio costano più di una cadenza modesta mantenuta per due anni.

    Output: piano editoriale e contenuti
  5. Misurare e ricalibrare

    Guardiamo le conseguenze osservabili, cioè le richieste ricevute e la loro qualità, le candidature spontanee, i contenuti che i commerciali usano nelle trattative, le domande che i clienti smettono di fare. Da qui correggiamo temi, formati e canali. Un piano che dopo sei mesi è identico a sé stesso è un piano che nessuno sta guardando.

    Output: report e piano rivisto

Che cosa resta all'azienda

Nessun vincolo e nessuna formula segreta. In ogni progetto trasferiamo metodo e competenze alle persone dell'azienda che hanno voglia di impararli, e mettiamo nero su bianco l'obiettivo: col tempo, una parte del lavoro deve poter essere fatta internamente. Per noi un cliente che impara a raccontarsi da solo è un buon risultato.

Un progetto reale

Key Advisory: prima il posizionamento, poi il sito

Key Advisory è una società di consulenza milanese con presenza internazionale, che supporta medie e grandi imprese nello sviluppo di una governance solida ed efficace. Un'attività immateriale, difficile da spiegare in una frase, con interlocutori che valutano la competenza prima del servizio.

Il lavoro è partito dall'identità di marca (brand identity), dal posizionamento e dalla definizione dell'offerta al mercato. Solo dopo, da quelle decisioni, sono nati il nuovo sito internet e la presenza su LinkedIn, sostenuta da un piano e un calendario editoriale. L'ordine dei movimenti conta: un sito costruito prima del posizionamento diventa un contenitore che va riscritto dopo pochi mesi.

Il sito è online da maggio 2026 e le pubblicazioni proseguono con continuità. Il sito di Key Advisory è pubblico e consultabile, insieme alla pagina LinkedIn della società.

I servizi di comunicazione aziendale di Axura

Gli otto servizi del catalogo coprono i cinque movimenti descritti sopra. In un progetto se ne combinano di solito tre o quattro, scelti in base a dove l'impresa è ferma.

Analisi di comunicazione

Valutazione critica e strategica della comunicazione esistente, per capire che cosa funziona e dove si perde coerenza. È il movimento dell'ascolto, e il punto di partenza del percorso «Iniziamo».

Strategia editoriale e narrativa

Posizionamento, messaggi chiave e linee editoriali per ogni canale. Qui rientra il brand journalism, cioè il racconto d'impresa condotto con i metodi del giornalismo.

Piani e calendari editoriali operativi

Rubriche, formati e calendario, con la programmazione dei contenuti e lo stato di ciascuno. Serve a rendere sostenibile la continuità di pubblicazione.

Produzione di contenuti multicanale

Articoli, post social, newsletter, video e podcast, ottimizzati per ogni piattaforma. Ogni contenuto nasce sapendo dove andrà a vivere e come verrà riusato.

Progetti editoriali speciali

Iniziative a più alto impatto narrativo, singole o periodiche, compresi i progetti di employer branding e di comunicazione interna.

Personal branding

Posizionamento e visibilità delle figure chiave dell'azienda sui canali digitali. Nelle imprese piccole e medie la reputazione delle persone pesa quanto quella del marchio.

Formazione

Percorsi su misura per team interni o singoli professionisti, in presenza o da remoto. È lo strumento adatto a chi ha già una posizione chiara e vuole gestire il lavoro internamente.

Comunicati stampa e pubbliredazionali

Redazione e gestione di comunicati istituzionali e contenuti a pagamento per testate giornalistiche e media online, con la gestione dei rapporti con le redazioni di settore.

Per chi è questo lavoro, e quando non serve un'agenzia

Il destinatario tipico è la piccola o media impresa industriale e di servizi, con competenze reali, un ciclo di vendita lungo e una comunicazione che non rende giustizia a quello che sa fare.

Cinque segnali che il lavoro serve

Quando invece un'agenzia non serve

Preferiamo dirlo prima, per evitare progetti destinati a deludere. Un'impresa che ha già una posizione chiara e qualcuno che scrive bene al proprio interno ha bisogno di formazione e di un metodo, quindi di un percorso breve e di qualche revisione, invece di un fornitore continuativo. Se l'obiettivo è un risultato commerciale entro trenta giorni esistono strumenti più diretti e più rapidi. E se in azienda nessuno è disposto a mettere la faccia su quello che si pubblica, il racconto resta generico e somiglia al materiale promozionale da cui voleva distinguersi.

Da dove si comincia

Un incontro gratuito, poi un perimetro definito

Il primo incontro conoscitivo è gratuito, online e senza impegno, e serve a capire se c'è un lavoro da fare e se siamo le persone giuste per farlo. Da lì il percorso passa da «Iniziamo» e, quando serve continuità, da «Cresciamo insieme».

L'analisi è a pagamento per una ragione che diciamo in chiaro: ha un perimetro definito, richiede due settimane di lavoro e si chiude con un documento consegnato, utilizzabile anche da soli o con un altro fornitore. Un'analisi gratuita è un preventivo travestito da diagnosi, e chi la riceve se ne accorge.

Vedi tutti i servizi Axura

Approfondimenti sulla comunicazione aziendale dal nostro blog

Se questa pagina definisce il perimetro e l'ordine delle attività, gli articoli qui sotto entrano nel merito dei singoli passaggi: l'identità di marca, il racconto d'impresa, le domande da porsi su un sito aziendale e le parole delle interfacce.

Altri articoli sul tema sono raccolti nelle categorie Presenze internet e Riflessioni del blog Axura.

Domande frequenti sulla comunicazione aziendale

Che cos'è la comunicazione aziendale?

La comunicazione aziendale è l'insieme dei modi in cui un'impresa si rende conoscibile e comprensibile, dentro e fuori i propri confini. Comprende il sito, i contenuti pubblicati, le schede di prodotto, i profili delle persone chiave, l'ufficio stampa, il servizio clienti e la comunicazione interna. Un'impresa comunica anche con i silenzi e con i tempi di risposta, quindi la disciplina riguarda la coerenza complessiva prima dei materiali prodotti.

Quali sono i tipi di comunicazione aziendale?

I tipi di comunicazione aziendale vengono distinti in interna, rivolta a chi lavora nell'impresa, ed esterna, rivolta a clienti, candidati, fornitori, media e istituzioni. A queste si aggiungono la comunicazione commerciale, quella istituzionale, quella tecnica e la comunicazione di crisi. La separazione serve a organizzare le responsabilità, mentre chi legge attraversa le due sfere con la facilità di chi apre una recensione.

Che differenza c'è tra comunicazione aziendale e marketing?

Comunicazione aziendale e marketing si distinguono per l'obiettivo. Il marketing colloca un'offerta su un mercato e lavora su prodotto, prezzo, canale e promozione, con un ritorno commerciale misurabile. La comunicazione aziendale rende l'impresa comprensibile a tutti i suoi interlocutori, compresi candidati, fornitori, giornalisti e amministrazioni locali, che non compreranno mai nulla. Le due discipline convivono e vanno misurate con indicatori diversi.

Quali sono gli elementi di una buona comunicazione aziendale?

Una buona comunicazione aziendale è chiara, concisa, completa e coinvolgente, secondo la scaletta delle 4C che Axura pubblica dal 2014. Nel 2026 si aggiunge una quinta C, credibile, che riguarda la garanzia: un contenuto attribuito a una persona, verificabile da chi legge e coerente con quello che l'impresa fa davvero. Le prime quattro descrivono la forma del messaggio, la quinta risponde di ciò che afferma.

Serve una figura interna dedicata alla comunicazione aziendale?

Una figura interna dedicata alla comunicazione aziendale diventa necessaria quando i canali da presidiare e le richieste in arrivo superano il tempo che qualcuno riesce a ritagliarsi tra le altre mansioni. Prima di quel punto funziona bene una persona che risponda della coerenza, affiancata da un fornitore esterno per il metodo e per la produzione. La scelta di che cosa dire resta in ogni caso all'impresa.

Come si misura la comunicazione aziendale?

La comunicazione aziendale si misura sulle conseguenze osservabili. Contano le richieste di contatto qualificate, le candidature spontanee, i contenuti che i commerciali usano nelle trattative, le domande che i clienti smettono di fare perché la risposta è già pubblicata, e le citazioni ottenute da media e sistemi generativi. Visualizzazioni e numero di follower descrivono l'esposizione, che resta un dato più debole.

Come cambia la comunicazione aziendale con l'intelligenza artificiale?

L'intelligenza artificiale cambia la comunicazione aziendale su tre piani. Una parte dei testi viene letta attraverso sistemi che li riassumono, quindi ogni passaggio deve reggere fuori dal suo contesto, con nomi propri, date e fonti. Produrre testo plausibile costa quasi nulla, quindi il segnale si sposta su ciò che costa, come firmare e citare un dato contestabile. Dal 2 agosto 2026 l'articolo 50 dell'AI Act impone di dichiarare l'interazione con un sistema automatico.

Quanto costa iniziare a lavorare sulla comunicazione aziendale?

In Axura il primo passo è «Iniziamo», due settimane di analisi della comunicazione esistente con un investimento una tantum di 1.200 € + IVA. Comprende la raccolta degli obiettivi di crescita, l'esame di canali, tono e messaggi, il confronto con la concorrenza e un documento con analisi SWOT, indicazioni sul tono di voce e programma di attività a 3, 6 e 12 mesi. Il primo incontro conoscitivo è gratuito.

Scritto da

Alberto Giacobone

Fondatore & Amministratore, Axura

Guida Axura dalla fondazione, nel 2002, e da allora lavora sulla comunicazione di imprese industriali e di servizi. La scaletta delle 4C che trovi in questa pagina nasce dal lavoro con i clienti dell'agenzia ed è pubblicata dal 2014. Sul blog Axura firma gli approfondimenti dedicati al rapporto tra racconto d'impresa, impronta umana e sistemi di intelligenza artificiale.

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Vuoi capire come comunica davvero la tua impresa?

È la domanda con cui cominciamo ogni progetto, e nella nostra esperienza la risposta interna raramente coincide con quella che arriva dal mercato. Il primo passo è «Iniziamo», due settimane di analisi della comunicazione esistente con analisi SWOT, indicazioni sul tono di voce e programma di attività a 3, 6 e 12 mesi. Investimento una tantum di 1.200 € + IVA.

Se il progetto ha bisogno di continuità, «Cresciamo insieme» copre piano editoriale, produzione mensile di contenuti, report e formazione, a 1.200 € + IVA al mese su base trimestrale rinnovabile. Il dettaglio dei due percorsi è nella sezione pacchetti.

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Il primo incontro conoscitivo è gratuito, online e senza impegno. Ci si scrive a contattidalsito@axura.net oppure si telefona allo 039 667486.